Belle storie lungo la Via Francigena

14 Agosto 2021:

Ore 6,30 ci svegliamo presto ma…fa già caldo! -E’ arrivato “Lucifero”- così i giornali danno la notizia. Un titolo che lascia facilmente presagire il tipo di giornata che ci attende.

Una giornata che, infatti, nel consuntivo serale, verrà insignita di un poco apprezzato primato: “la più calda dell’anno”.

Ore 11,45. Vengo raggiunto da una telefonata: è Greta l’ospite che avrei dovuto accogliere questa sera e che sta percorrendo la via francigena in bicicletta.

Agitata, fra un singhiozzo e l’altro, mi racconta di essersi piantata sui pedali.

Del resto le non banali salite dell’appennino, coniugate all’odierna temperatura, avrebbero creato qualche problema anche a Coppi e Moser.

Peraltro le non poche auto che le sono passate davanti non hanno testimoniato grande sensibilità per una giovane donna che, in evidente difficoltà, stava piangendo in un tratto di strada soleggiato ed in cui è presente una sola casa.

Dopo averla tranquillizzata, svuoto il portabagagli dell’auto e mi metto in marcia per percorrere i 45 km necessari ad andare a recuperare Greta ed anche la sua bicicletta.

In una natura rigogliosa e affascinante, inanello tornanti su tornanti, incrociando camper e motociclisti: i primi in cerca di frescura ed i secondi, invece, di emozioni.

Queste ultime non sempre misurate, come purtroppo riportano anche le cronache di questi giorni.

Oltrepassato il Passo della Cisa e superati i paesi di Berceto e Cassio giungo nel posto indicatomi da Greta ma di lei non c’è nessuna traccia.

Noto, però, una bici da corsa, abbandonata in prossimità del cancello antistante l’unico edificio qui presente.

Mi avvicino, sento voci, risate. Un’atmosfera permeata da un allegria sana, coviviale, epicureica.

La tavola è imbandita. Al suo centro campeggia una gigantesca bomba di riso che risulterà poi essere la più buona assaporata nella mia, aihmè, ormai lunga esistenza.

Imbocco, timidamente, il vialetto d’accesso per poi chiedere ai numerosi astanti che, in giardino, circondano il tavolo sul quale, al cibo fanno degna compagnia alcune bottiglie di buon vino, se per caso hanno visto una ragazza di nome Greta.

Gli sguardi mi indicano una commensale indistinguibile dagli altri.

Non è un ospite. Almeno non la sembra. Perfettamente a suo agio, si muove con la disinvoltura che di solito appartiene a chi è di famiglia.

Ma non è lei bensì l’ambiente, semplice, sereno, incline alle relazioni ed ai rapporti umani, che induce a spogliarsi da ogni artefatta reticenza.

In questo contesto anch’io vengo accolto in un clima molto caloroso.

Cosa che, essendo già, io, per natura poco portato a rifiutare appetitose offerte, mi consente di ottenere immediatamente una generosa porzione di quella invitante pietanza che, da subito, aveva attratto la mia attenzione.

Assaggiandola, avverto subito un sapore piacevole, coinvolgente ma inconsueto.

Cerco quindi di individuare quale sia l’ingrediente capace di rendere tanto buono ciò che ho nel piatto.

Il riso, no. E’ buono ma nulla più. Neppure il piccione o la quaglia, malgrado anch’essi siano di primordine, possono esserne all’origine.

Risulta chiaro che non è loro attribuibile quella sensazione che, transitando dal palato, in breve permea l’intero corpo ma, ancor più, l’anima.

Ecco, ci sono! E’ quel senso di generosa amicizia e solidarietà con cui la bomba di riso viene offerta e condivisa, l’ingrediente che la rende speciale. Unica!

Grazie ragazzi: siete stati splendidi e poi…era buono anche il Lambrusco!

La compagnia che ha accolto Greta

Una bella e generosa compagnia: grazie!


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