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Frana muretto a Groppodalosio

Frana muretto a secco lungo Via Francigena, in località Groppodalosio
Frana muretto a secco

Sul percorso ufficiale della Via Francigena, in prossimità di Groppodalosio, ha ceduto un muretto a secco.

Il punto in cui il crollo è avvenuto non presenta eccessive difficoltà e richiede solo un po’ di attenzione nel suo attraversamento.

E’, peraltro chiaro che un intervento tempestivo di restauro e consolidamento rimane auspicabile affinché la parte di muretto danneggiata non abbia ad estendersi, rendendo impraticabile il percorso. Affinché si possa provvedere la presente comunicazione viene inviata anche al Comune di Pontremoli, alla Regione Toscana ed alla AEVF (Associazione Europea Vie Francigene).

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Cani pastore sulla Via Francigena

Cani pastori

In questi giorni ho ricevuto la mail di una mamma la cui figlia è stata morsicata mentre, insieme, percorrevano la Via Francigena, nel tratto che da Gallina conduce a Radicofani.

La Via Francigena deve essere resa sicura

Ognuno deve fare la sua parte. Il pubblico deve cercare di manutenere sicuro il cammino sotto l’aspetto fisico, ripristinandolo là dove il maltempo o altra calamità lo abbiano compromesso.

Non di meno, il privato deve adottare, nel suo operare, tutte le cautele necessarie a non recar danno e neppure spavento a quanti decidono di percorrerlo.

Se tale accortezza non viene usata, ancora una volta deve intervenire il pubblico, accertando il pericolo ed adottando tutti i provvedimenti necessari a farlo venir meno (ammonimenti, sanzioni, etc.).

Non abbiamo nulla contro i pastori. Svolgono un mestiere che gode di tutta la nostra simpatia non fosse altro per come tale figura risulta incarnata nella nostra tradizione.

Era pastore il mite Abele, ucciso da Caino, allo stesso modo era pastore quel buon uomo di Faustolo, che raccolse e allevò Romolo e Remo, precedentemente svezzati da una lupa.

Insomma sono diverse le figure che inducono ad anteporre l’aggettivo buono al sostantivo pastore: il buon pastore!

Facciamo il possibile per non infrangere questa immagine. Per farlo basta quel poco che, ahinoi, oggi, sembra andare poco di moda: un po’ di attenzione per il prossimo!

Un principio semplice da adottare: non trascurare i propri obiettivi ma nello stesso tempo aver cura di non arrecare danno agli altri.

Se lo facciamo viviamo meglio tutti, pastori, pellegrini sulla Via Francigena e…anche tutti gli altri O no?

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Alloggi sulla Via Francigena Toscana

Gli ostelli ci sono ma rimangono chiusi: perché?

Via Francigena: finanziamenti Regione Toscana
Finanziamento ostelli via Francigena

Ospitalità sulla Via Francigena Toscana

Tante cose funzionano ma…c’è anche qualcosa che non va!

C’è qualcosa che non va! Lo scrivo con dispiacere ed il mio interesse non è tanto quello di evidenziare inefficienze quanto quello di essere di stimolo nel cercare di attivare tutti coloro che sono interessati a far sì che due ostelli, quello di Filattiera e quello di Villafranca in Lunigiana, finanziati e realizzati, vengano anche resi operativi e possano finalmente ospitare i pellegrini che, sempre più numerosi, sono andati scoprendo il fascino della Via Francigena.

Ospitalità: talvolta i pellegrini incontrano difficoltà. E’ importante che lo segnalino.

Pertanto mi rivolgo, in primis, ai pellegrini stessi, affinché, scrivendo, telefonando, inviando mail facciano pressione sui due comuni interessati, invitando gli stessi a rendere operative le due strutture di accoglienza.

Infatti, se risorse di tutti sono state impiegate a tal fine, pur senza attardarsi in analisi tese a scoprire cosa non ha funzionato in passato, i pellegrini hanno però interesse ed anche diritto a far sì che, quanto prima, vengano resi fruibili i servizi predisposti per loro.

Tanto più che a tal fine sono stati utilizzati soldi della collettività.

Pertanto l’obiettivo, peraltro facilmente raggiungibile qualora le amministrazioni interessate dedichino allo stesso il necessario impegno, è quello di fare in modo che, già nella primavera del 2021, i due ostelli vengano aperti e possano garantire ospitalità a quanti si muovono sul cammino.

Ospitalità sulla Via Francigena: la regione Toscana ha fatto molto, però…

Non di meno, mi rivolgo a Regione Toscana. La Regione che più si è impegnata in merito alla valorizzazione della Via Francigena, impegnando in essa risorse economiche ma anche intelligenza, visione e capacità organizzative.

Una Regione che, là dove ha trovato territori pronti a cogliere le opportunità che la stessa andava offrendo, è riuscita a fare della Via Francigena un asset prezioso per il territorio, per la rivitalizzazione di molti borghi, per il mantenimento di culture e tradizioni alimentate da un’economia basata soprattutto su un prezioso tessuto di microimprese.

Per lo più imprese familiari, quelle a scarso impatto ambientale ma che, nello stesso tempo, in particolar modo in Toscana dove sono presenti tanti piccoli insediamenti umani circondati da aree boschive, si rivelano preziose nell’impedire che le stesse cadano in uno stato di abbandono, inselvatichendo.

Via Francigena in Lunigiana: bella ma…serve uno scatto

Ed alla Regione chiederei anche un ulteriore impegno. Quello di capire, per rimuovere poi, costruttivamente, eventuali ostacoli, cosa ha impedito che le tappe di Via Francigena che attraversano la Lunigiana, ricevessero l’attenzione che, a detta di chi le percorre, sembrerebbero meritare.

Non lo dico io. Lo dicono i numeri: la tappa che dal Passo della Cisa conduce a Pontremoli è una delle tappe che registra il minor numero di presenze.

Peraltro, a detta di molti pellegrini è una delle più belle dell’intero percorso Francigeno.

ppa di Via Francigena toscana
Via Francigena Toscana

E non c’è da dubitarne infatti offre scenari vari che cambiano con il variare dell’altitudine (dai 1050 metri del Passo della Cisa ai 250 metri di Pontremoli), attraversa punti panoramici quali il crinale del Monte Cucchero ed il Passo della Crocetta, incontra manufatti carichi di storia qualè è il ponte medievale di Groppodalosio o carichi di storie com’è invece il ponte della Spegiura. Infine aspetto altrettanto apprezzabile è sicura, tutta su sentiero lontana da ogni forma di traffico a motore.

Altrettanto si può affermare poi per la tappa successiva, quella che da Pontremoli conduce ad Aulla.

E allora? Noi tutti abbiamo il dovere di interrogarci: Regione Toscana, Comuni interessati, ma anche l’AIVF, così come è giusto che diano il proprio contributo di idee e proposte tutti coloro che credono in questo affascinante cammino.

Da parte mia mi limito a segnalare il fatto che, per i pellegrini intenzionati a percorrere la prima tappa di Via Francigena Toscana, dal Passo della Cisa a Pontremoli, sarebbe molto utile poter disporre di un servizio di trasporto che, partendo dalla stazione di Pontremoli, potesse condurli direttamente al Passo della Cisa.

Ma è chiaro che Regione Toscana e AIVF possono fare molto di più e, fiducioso, non dubito che lo faranno.

Buon cammino a tutti sulla Via Francigena!

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L’ostello di Filattiera

L'ostello dovrebbe essere aperto a Filattiera, in località Canale

Il comune di Filattiera (MS) ha ottenuto un finanziamento pubblico teso a consentire l’apertura di un ostello in località Canale, dedicato ai pellegrini che percorrono la Via Franvigena.

Questo: Relativamente alla struttura ricettiva in località Canale del Comune di FILATTIERA sono statifinanziati due interventi:

Titolo: V04 / Recupero funzionale della Casa torre in Loc. Canale

Titolo: Z13 / Lavori complementari sulla Casa torre posta in località Canale,

Complessivamente i 2 interventi registrano i seguenti dati:

• Costo totale ammesso dalla Regione: 83.190,30

• Contributo concesso dalla Regione: 49.914,18

• Spesa rendicontata dal Comune e valutata ammissibile da ARTEA*: 82.455,40

• Contributo spettante in base alla spesa ammissibile, erogato da ARTEA*: 49.473,24

• Fine lavori (data da monitoraggio ARTEA): 05/02/2018

Ad oggi l’ostello non è operativo.

La Regione Toscana per cercare di individuare e risolvere questa ed altre problematiche simili ha indetto una riunione operativa alla quale erano invitati a partecipare i Comuni toscani beneficiari di questa tipologia di misure di sostegno. Purtroppo a tale riunione convocata il 3 luglio 2019 il Comune di Filattiera ha ritenuto opportuno non partecipare e intanto…l’ostello resta inattivo.

Come mai?

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Cavezzana D’antena

Frana muretto a secco

Sul percorso ufficiale della Via Francigena, in prossimità di Cavezzana D’Antena, ha ceduto un muretto a secco. Il crollo non impedisce il passaggio ma, se trascurato, in breve, non potrà che assumere dimensioni più importanti, con un conseguente aggravio dei costi manutentivi. Affinché si possa provvedere la presente comunicazione viene inviata anche al Comune di Pontremoli ed alla Regione Toscana.

Via Francigena, Cavezzana D'Antena, frana muretto a secco.
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La Via Francigena non è una pista da cross

La quarantena è finita. Il virus non è ancora definitivamente debellato ma i buoni risultati ottenuti nel suo contrasto, consentono a tutti noi un po’ di libertà in più.

Purtroppo non sono pochi coloro che scambiano per sinonimi due termini che, ben diversi per significato, hanno in comune solo una iniziale assonanza: li-bertà e li-cenza.

Motocross sulla via Francigena
Motocross sulla via Francigena

Fin dal primo giorno di allentamento delle maglie abbiamo dovuto assistere ad un fenomeno più volte denunciato, senza che l’amministrazione comunale di Pontremoli prestasse ad esso attenzione alcuna: la via Francigena trasformata in una pista da cross.

Fin dal primo giorno di allentamento delle maglie abbiamo dovuto assistere ad un fenomeno più volte denunciato, senza che l’amministrazione comunale di Pontremoli prestasse ad esso attenzione alcuna: la via Francigena trasformata in una pista da cross.

Un modo di agire non solo illegale ma anche scellerato.

Questo tratto di via Francigena si sviluppa lungo sentieri secolari, sui quali la mano dell’uomo ha lasciato testimonianze importanti di una cultura, quella contadina, che va, ahinoi scomparendo.

I sentieri in molti punti sono ricoperti da un selciato realizzato con pietre locali e che i lavoratori del luogo hanno sicuramente messo in opera per motivi pratici, ma che, così come un tempo avveniva, non per questo li ha visti prestare meno attenzione al bello, all’aspetto estetico.

Le pietre disposte in maniera simmettrica sono lunghe e strette ai lati, allineate di costa mentre assumono dimensioni più consistenti nella parte centrale ed, in questa configurazione, si snodano per centinaia di metri.

La loro compattezza è garantita fino a quando le stessi si mantengono solidali l’una con l’altra. Dove si apre un buco si crea un punto di vulnerabilità destinato nel tempo a compromettere parti importanti di pavimentazione.

Ed è proprio ciò che avviene sotto le ruote tacchettate in occasione delle nervose accelerate che caratterizzano il modo in cui le moto vengono utilizzati nel fuoristrada.

Intendiamoci, noi non abbiamo nulla da ridire su quanti si divertono in questo modo.

Il cross è una disciplina che può essere o meno condivisa ma è pur sempre legale e tanti, direi la maggior parte di coloro che la praticano, lo fanno con correttezza, nel rispetto delle regole.

Purtroppo però, come in ogni comunità c’è sempre una minoranza che con il suo agire rischia di gettare discredito sull’intera categoria, ancor più se, come detto, non viene predisposta misura alcuna per disincentivarne lo scellerato agire.

Misure capaci di supplire con mezzi diversi là dove non albergano sensibilità e cultura: contravvenzioni, sequestri delle moto, etc.

Gli unici provvedimenti capaci di incidere nei comportamenti di soggetti incapaci di comprendere che la Via Francigena è patrimonio di tutti ed, ancor prima che il paesaggio è un bene da tutelare. Un bene che, una volta distrutto, è distrutto per sempre.

Di seguito l’estratto di una conversazione avvenuta in FB che testimonia una inqualificabile arroganza alimentata dalla, finora, goduta impunità.

L'impunità rende arroganti
L’impunità rende arroganti

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L’anti Bolsonaro sulla Via Francigena

Luciano: l'anti Bolsonaro della Via Francigena
Luciano: l’anti Bolsonaro della Via Francigena

Il titolo del Blog è “Cosa c’è che non va”: oggi, siamo contenti di contraddirci e parlare di un personaggio positivo incontrato sulla Via Francigena: un cammino ricco di sorprese!

Stiamo parlando di Luciano: l’anti Bolsonaro di casa nostra. Così, almeno, è come si autodefinisce lui.

L’ho incontrato un giorno in cui, per l’ennesima volta, stavo godendomi questa prima, affascinante tappa di Via Francigena Toscana: dal Passo della Cisa a Pontremoli.

Avevo da poco oltrepassato il borgo di Casalina quando, al centro del sentiero, ho visto un individuo intento a svolgere un’attività che non riuscivo a capire quale fosse.

Mi sono avvicinato in silenzio, iniziando ad osservarlo.

Lui non si è scomposto, ha proseguito, nella sua opera, per nulla distratto da questa mia presenza.

Con gesti misurati estraeva piccole querce appena germogliate spontaneamente al centro del sentiero e, dopo averle guardate per qualche secondo, con espressione soddisfatta, grande attenzione e movimenti misurati, le riponeva nel cesto che aveva con sè.

Incuriosito, mi sono avvicinato e incoraggiato dal benevolo sorriso che, a questo punto, mi veniva rivolto, ho iniziato a porre domande, raccogliendo questo bel racconto:

Vivevo a Mantova, città bella ma, come molte città del nord industrializzato, con una qualità dell’aria che, con perifrasi eufemistica, potremmo definire “non troppo soddisfacente”.

Impotente ad agire su questo aspetto ma, nello stesso tempo, consapevole delle influenze negative che esso aveva sul mio stato fisico, decisi, e non in senso figurato, di cambiare aria.

Dopo mesi impiegati nella ricerca, il mio luogo ideale l’ho trovato qui, in Valdantena.

Una valle bella e incontaminata: acque limpide, boschi maestosi, prati fioriti, e quì, aspetto del quale tuttora mi rallegro, mi sono stabilito in un piccolo borgo, Versola, ormai oltre dieci anni or sono.

Consapevole di quanto l’uomo possa nuocere all’ambiente, venuto a conoscenza e scandalizzato dall’indifferenza, o forse anche dalla complicità, fornita dal presidente Bolsonaro a quanti stanno distruggendo la foresta amazzonica, ho deciso di testimoniare la mia avversione, compiendo gesti poco più che simbolici.

Raccolgo pertanto, quando sono ancora piccolissime e avendo cura di non danneggiarne le radici, quelle piante che, spontaneamente, nascono lungo i sentieri (querce, frassini e aceri), dove, inevitabilmente, sarebbero destinate a soccombere sotto l’incedere di centinaia di scarponi.

Poi, con occhio attento alle previsioni del tempo, le curo in vaso per un numero indeterminato di giorni, quelli necessari ad avere condizioni favorevoli al trapianto: clima mite e contemporanee piogge non troppo intense.

A questo punto mi reco nel bosco dove, scegliendo la zona adatta: quella in precedenza devastata da un incendio, oppure quella sopraffatta dai rovi o, per altri motivi, povera di insediamenti arborei e, qui, mi impegno a ripristinare le condizioni ideali a far sì che la piccola pianticella raccolta possa, nel corso degli anni, diventare un robusto divoratore di CO2.

Un ultimo accorgimento adottato è quello di predisporre una sorta di barriera protettiva, utilizzando rami secchi, con i quali circondo il giovane virgulto.

Una soluzione rudimentale ma quasi sempre efficace nel far sì che i caprioli, sazino in maniera diversa il proprio appetito.

Vorrei peraltro essere chiaro: sono consapevole che, neppure se riuscissi a moltiplicare per 10000 il lavoro che faccio, potrei lenire i danni che i troppi Bolsonaro, (ne abbiamo nel Borneo, in Siberia, nel Congo, in Indonesia…) dediti ad uno sfruttamento miope ed inconsulto delle risorse naturali, vanno quotidianamente compiendo.

Il mio è poco più che un gesto di testimonianza. Un gesto, teso a dire una cosa semplice. Questa:

Sui giornali, nel dibattito politico e culturale, poi, sia pur in maniera discontinua, questi temi, sembrano aver conquistato maggior spazio.

Mi sentirei di affermare che sono diventati di moda.

In molti parlano di tematiche ambientali, dicono di averle a cuore, basti pensare al pressoché universale e meritato tributo di consensi ricevuto da Greta.

Se ne sono accorte subito le imprese: una volta capito che il green fa bene ai bilanci, magari inquinano quanto prima ma, enfatizzandone gli effetti, non esitano ad adottare e opportunisticamente pubblicizzare qualche intervento marginalmente virtuoso: un maquillage d’immagine, rivolto ad una platea di ingenui consumatori.

Purtroppo però il tutto sembra tradursi in una profluvio di parole, siano esse spese nelle conversazioni familiari, fra parenti e amici, o nei più paludati convegni di esperti.

Dal punto di vista pratico, poco si fa…a tutti i livelli.

In sostanza siamo più inclini a svolgere un ruolo da osservatori plaudenti, ma pur sempre passivi, che ad impegnarci in prima persona.

E sì che, se sono riuscito a trovarlo io, un modo per fare qualcosa, in questo paradiso naturale che è la Valdantena, appare chiaro che, per gli uomini di buona volontà, sarebbe sufficente guardarsi intorno, per trovarne di ben più impegnativi.

Per gli amici dell’ambiente, infatti, in qualsiasi luogo e contesto c’è, ahinoi, qualcosa da fare ma solo per… quanti ne abbiano veramente voglia.

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Il cammino è di tutti!

La Francigena: patrimonio di tutti i cittadini



La Francigena: patrimonio di tutti i cittadini

E’ compito di noi tutti, pellegrini, camminatori, passeggiatori, da soli o in compagnia, mantenere pulita la via Francigena evitando di danneggiarla in qualsiasi modo.

Ma, se vogliamo essere veramente cittadini consapevoli, il nostro ruolo non si esaurisce nel mantenimento di un corretto comportamento personale.

E’ altrettanto nostro compito, segnalare le cattive manutenzioni, la mancanza di segnaletica, i danni presenti sul percorso.

Allo stesso modo, poi, risulta doveroso far emergere le inerzie, i ritardi, i finanziamenti erogati da anni per realizzare strutture pubbliche, ostelli, al servizio del pellegrino e che mai sono state rese operative.

Così come è opportuno che vengano segnalati i casi in cui finanziamenti erogati sotto la voce “Via Francigena”, in realtà abbiano riguardato opere che poco hanno a che fare con la stessa.

Senza mancare di levar la voce contro la complicità di amministrazioni che, in taluni casi, mantengono un atteggiamento inerte, quindi complice, nei confronti di chi, praticando sulla Via Francigena, attività di fuoristrada, si arroga il diritto di distruggere selciati millenari.

La Via Francigena è una ricchezza che appartiene a tutti noi e tutti noi abbiamo la responsabilità di salvaguardarla.

Tante volte abbiamo raccolto lamentele, in merito agli aspetti sopraindicati. L’intendimento di questo Blog è fare di ogni voce un elemento che si aggiunge al coro, in modo da rendere il suo grido più forte e quindi più chiaramente percepibile.

N.B. In periodo di campagne elettorali, di qualsiasi tipo, non verrà pubblicato nulla per evitare lo spiacevole rischio che, questo, che nasce come democratico strumento di tutela della Via Francigena, possa lasciare spazio a polemiche di parte, sollevate soltanto per fini elettorali.