Da Camaiore a Lucca

Da Camaiore a Lucca: la quinta tappa della Via Francigena Toscana

Via Francigena toscana: tappa da Camaiore a Lucca
Via Francigena toscana: tappa da Camaiore a Lucca

Monica e Pietro, li avete già conosciuti. Sono stati presentati nella tappa precedente e ci accompagneranno anche in alcune di quelle successive.

Per quanto concerne questa, essendo loro di Montebello, ma affascinati da Pietrasanta, ogni qual volta decidono di percorrere la Via Francigena, iniziano il cammino raggiungendo questa bella cittadina. In tal modo aggiungono alla normale tappa un tratto di percorso: quello che da Pietrasanta conduce a Camaiore.

Pietrasanta: una città apprezzata dagli artisti

La città di Pietrasanta ha un fascino particolare, si respira arte e mondanità.

Qui non solo molti artisti hanno trovato un luogo accogliente per esporre le proprie opere d’arte.

Alcuni di loro, il più conosciuto dei quali è forse Botero, hanno scelto Pietrasanta anche per trascorrervi parte della propria esistenza.

Scultura di Botero a Pietrasanta

La statuaria Piazza del Duomo ci accoglie con nuovi scenari ad ogni stagione, le installazioni da tutto il mondo si susseguono per meravigliare gli avventori.

Abbiamo percorso questa tappa decine di volte, come terapia rilassante ma anche come allenamento.

Del resto la Via Francigena sembra chiamarci, Ci tenta in continuazione, la incontriamo a poca distanza da casa.

Peraltro ogni volta ci riserva piaceri diversi. Da subito, fino dalla partenza, immersi nel fascino di questa Piccola Atene.

Un soprannome che è stato attribuito a Pietrasanta, non senza ragione.,

Dominata dalla Rocca del 1300 con le mure ancora intatte, le chiese ricche di storia, il museo del bozzetto, la copiosità di opere scultoree disseminate nei diversi angoli della città ed i numerosi laboratori dove nascono molte di queste.

Peraltro è bello questo modo di esporre le opere, di renderla fruibili da tutti perché…qui anche l’arte è democratica!

Lasciandoci alle spalle le ultime case percorriamo un breve tratto di statale per poi, all’altezza del cimitero, deviare a sinistra verso Valdicastello.

Presso la chiesa c’è una fontanella che ci consente di riempire nuovamente le nostre borracce.

Siamo nel paese di Giosuè Carducci. Un cartello ci segnala che, con una piccola deviazione rispetto al tracciato della Via Francigena, potremmo visitare la casa in cui il poeta è nato.

Peraltro, essendo oggi sabato, potremmo godere dell’accesso gratuito concesso al pubblico durante i fine settimana.

Dopo breve consultazione decidiamo di non fermarci in paese. Abbiamo ancora davanti a noi tanta strada da percorrere pertanto decidiamo di seguire i segnali bianchi e rossi e ci inoltriamo su di una salita nel bosco cui fa seguito la ridiscesa in un bellissimo canneto.

Qui costeggiamo una proprietà dove, con una discreta libertà ,convivono diversi animali da fattoria: pecore, cavalli, galline ma anche alcuni cani che incutono un po’ di timore abbaiando insistentemente.

In apparenza sembrano anche aggressivi, ma dopo aver appurato che sono chiusi in un robusto recinto, proseguiamo con ritrovata tranquillità.

Giunti in località Cannoreto, ci rendiamo conto che l’antico mulino, da anni in disuso, è stato ora trasformato in un romantico bed and breakfast.

Scendiamo su strada asfaltata godendo, sulla destra, della vista del mare mentre, a sinistra, al nostro incedere vediamo scorrere una serie di piccoli borghi abbarbicati sui colli e sulle Alpi Apuane meridionali.

Uno scenario che ci accompagna per un lungo tratto di questo nostro cammino.

Attraversiamo una serie di uliveti ben curati uscendone in prossimità delle terre dell’antica Villa Le Pianore, un tempo proprietà dei Borbone ed oggi il punto di interessa più rappresentativo di Capezzano Pianore.

L’edificio ed il parco, abbandonati, negli anni avevano subito un inevitabile processo di degrato.

Oggi, con piacere abbiamo potuto constatare che sono in corso lavori di manutenzione che ci auguriamo possano restituire loro l’originario fascino.

Villa le Pianore a Capezzano

Da lì, muovendoci fra villette e campi coltivati raggiungiamo il lungofiume di Camaiore, dove un airone cenerino, allertato dai nostri passi, si leva in volo, quasi volesse farsi apprezzare in tutta la sua elegante bellezza.

A Camaiore ci concediamo una piccola pausa nella strada pedonale che ne attraversa il centro e poi, considerato l’orario ne approfittiamo per recarci da Pasubio a mangiare la Scarpaccia e la torta coi becchi.

La scarpaccia La scarpaccia è una torta di verdure salata. I suoi ingredienti base sono gli zucchini e le cipolle. Trattasi di una antica ricetta che, come facilmente intuibile, era particolarmente presente nella cucina contadina, ricca di prodotti dell’orto. Il suo nome trae origine dal fatto che, una volta cotta, la superficie di questa torta risulta essere sottile e poco morbida, simile alla suola ruvida e consumata di una vecchia scarpa.

La torta coi becchi La torta coi becchi è una torta tipica della lucchesia dotata di una non comune particolarità: quella di unire ingredienti dolci ed ingredienti salati. Su di una base di pasta frolla trova infatti posto un ripieno realizzato impiegando bietole, pane raffermo ma anche pinoli, uvetta, cedro e cannella. Il tutto imbevuto nel rum. I becchi che ne caratterizzano i bordi, poi, come intuibile ne hanno determinato il nome.

A questo punto forniamo agli altri pellegrini l’indicazione di un’altra ghiottoneria camaiorese a noi non concessa perché il nostro regime alimentare non prevede il consumo della carne di maiale.

La scarpaccia
Scarpaccia
La torta coi becchi
Torta coi becchi

Parliamo di un salume tipico, la mortadella di Camaiore, nosciuto con più denominazioni

Trattasi di un salume realizzato con l’impiego esclusivo di carne di maiale ricavata in proporzioni precise da parti ben definite dell’animale: lombo di spalla, pancetta e coppa, alle quali poi vengono aggiunti chiodi di garofano, cannella, semi di finocchio, sale e pepe.

La mortadella di Camaiore
La mortadella di Camaiore

Tutto ciò a seguito di una macinatura, durante la quale vengono inseriti anche pezzi di grasso duro.

L’insieme viene poi impastato a mano ed insaccato in un budello naturale di maiale, legato strettamente.

Dopo una settimana di maturazione in locale areato questo salume viene sottoposto a stagionatura in cantina, per un periodo che varia in base alle sue dimensioni.

Caratterizzato da un gusto dolce e delicato conferitogli dal grasso e tagliato in generose fette tende a perdere compattezza motivo per cui, dai locali, viene affettuosamente chiamato la “sbriciolona”. Peraltro non mancano coloro che la chiamano invece “finocchiona” mettendo così in evidenza l’impiego dei semi di finocchio, nel suo confezionamento.

Tutto ciò lo potrete verificare qualora, in alternativa all’ostello della chiesa di Badia, vi recherete invece presso la Bottega di S. Rocco, sulla Via Roma, a far timbrare le vostre credenziali.

Ora però abbandoniamo ogni digressione gastronomica e riprendiamo il nostro cammino: attraversiamo la strada provinciale, con molta attenzione e ci dirigiamo verso Marignana.

Qui, a me ed a Pietro, viene spontaneo scambiare una considerazione: ogni borgo ha il suo fascino, i suoi percorsi, le sue particolarità, come la biblioteca di strada al Rifugio di Valentina, alle quali sarebbe bello poter dedicare tempo, ma ci siamo già concessi troppe pause e quindi non ci resta altro da fare che proseguire spediti.

Scendendiamo quindi nel procedere ed attraversiamo la valle passando attraverso campi e boschetti all’interno dei quali scorrono piccoli ruscelli.

Raggiungiamo poi Pontemazzori e ci predisponiamo ad affrontare la salita che porta a MonteMagno.

Questo luogo era stato scelto dal grande Giorgio Gaber desideroso di trascorrere giornate rilassanti e creative.

Sull’onda dell’emozione, a seguito della sua scomparsa, qui, gli è stato dedicato un monumento. Una scelta condivisibile ma crediamo che, lo stesso ogni tanto…avrebbe bisogno di un po’ di cura!

Ed a proposito di scomparse: fino a pochi anni fa nel punto più alto avremmo trovato un grande e plurisecolare leccio, ma una tempesta lo ha abbattuto e gli abitanti hanno creato un comitato per conservarne la memoria.

Al suo posto verrà installato un cannocchiale per osservare la vallata e un area di sosta naturalista dotata di panchine.

Sta scendendo la sera quindi ci attardiamo solo il tempo necessario ad ammirare il panorama ma poi ci riprendiamo lesti la nostra strada.

Dopo un breve tratto di asfalto i segni indicanti la Via Francigena ci ingiungono di inoltrarci a sinistra nel bosco.

Siamo passati già diverse volte in questo punto ma, ogni volta restiamo affascinati.

Questo luogo ha un aspetto fiabesco in ogni stagione: i tratti della bellezza restano invariati. A mutare sono solo i loro colori.

Uscendo dal bosco e percorrendo poche centinaia di metri sull’asfalto raggiungiamo Valpromaro.

A Valpromaro, come sempre, la nostra intenzione è quella di sostare presso la Casa del Pellegrino, solitamente gestita da volontari premurosi.

In inverno, la stagione in cui ci troviamo, invece, per utilizzarla, è necessario sottoporsi ad una sorta di caccia al tesoro, seguendo le indicazioni scritte sul biglietto apposto sulla porta.

Infine riusciamo ad ottenerle presso una cortese signora che, con grande senso di ospitalità ci offre un te accompagnato da biscotti realizzati da lei personalmente.

Una delizia alla quale ripensandoci ancora oggi, siamo strafelici di non aver rinunciato.

Ora la casa del pellegrino è totalmente a nostra disposizione e non possiamo fare a meno di constatare la attenzione posta da chi ne cura gli approvigionamenti.

C’è tutto ciò di cui un viandante possa aver bisogno: cibo, sapone, medicinali, cerotti e perfino la crema utile a curare le vesciche.

La mattina successiva: sveglia alle 7, una rapida colazione e poi, freschi e riposati, in poco più di due ore raggiungiamo Lucca: un giro sulle mura che circondano il cuore della città a cui fa seguito un recupero di energie pantagruelico: pranzo a base di ribollita, salsiccia e fagioli, buccellato di Lucca.

Ci restano un paio d’ore disponibili prima di predisporci al rientro.

Il labirinto in pietra esposto nella cattedrale di San Martino

Le dedichiamo ad una passeggiata nell’affascinante centro storico della città e, così come facevano gli antichi pellegrini, ad un passaggio davanti all’antico labirinto esposto nella cattedrale di San Martino.