Da Lucca a Altopascio

Via Francigena toscana: da Lucca ad Altopascio
Via Francigena toscana: da Lucca ad Altopascio

Da Lucca ad Altopascio: una tappa vista attraverso gli occhi dell’anima!

Monica che, insieme a Pietro, già ci ha guidato nelle due tappe precedenti, ci conduce anche in questa.

Prima di farlo però, a premessa, si sofferma sulle motivazioni che hanno spinto lei e Pietro, e che tuttora li spingono, ad inoltrarsi in questo percorso.

Perché ci si incammina sulla Via Francigena

Motivo principale 1

Ci si può infatti incamminare sulla Via Francigena assecondando stimoli diversi:

1) il desiderio di immergersi in una realtà vera, distante dalle mete turistiche più frequentate e conseguentemente trasformate in aderenza alle ferree leggi dell’economia.

Il desiderio di autenticità. Di sottrarsi, anche solo per poco, ai molti non luoghi prodotti dallo spirito dei tempi.

Infatti, una comprensibile lievitazione degIi affitti contribuisce ad allontanare la popolazione residente dalle zone più frequentate, in genere i centri storici.

A ciò fa seguito una minor socialità, la perdita di culture e tradizioni, magari ripescate come mero fenomeno folkloristico, da “vendere” a visitatori in cerca di esperienze diverse.

L’aspetto umano viene trascurato a beneficio dell’incedere progressivo e, planetariamente uniformante, delle merci.

Tutti aspetti fortunatamente estranei a pressoché ogni i piccolo borgo attraversato dalla Via Francigena.

Motivo principale 2

2) il piacere di camminare nella natura.

Per lunghi tratti il percorso francigeno si svolge infatti su sentiero, lontano dai rumori, dal traffico, da ogni tipo di mezzo a motore.

Percorrendo questo cammino ci si muove, per lo più, respirando aria pura, priva di polveri sottili così come lo è rispetto ai vari microinquinanti e bevendo acqua limpida, talvolta cogliendola là, alla sorgente dalla quale sgorga.

Motivo residuo ma non marginale

3) L’influenza del racconto. Oggi, la Via Francigena è raccontata in vari modi: libri, riviste patinate, guide generiche e guide monotematiche ne parlano, la illustrano, ne esaltano ogni caratteristica.

Parliamoci chiaro: nulla può più sottrarsi ad un’ottica commerciale, per cui, la Via Francigena che, certo, non è solamente un prodotto, però, è anche un prodotto.

In tale ottica un marketing, in molti casi anche pulito, etico, territoriale si rivela comunque essere uno strumento persuasivo.

Capace di far sì che non pochi siano coloro che si mettono in cammino perché…così fan tutti.

Il chè non è male se, facendolo, ci si accinge ad assumere una condizione comportamentale aderente allo spirito del cammino: solidale, attenta alle persone ed allo stesso modo rispettosa dei luoghi, non oltraggiandoli abbandonando rifiuti sul percorso, quali, a volte, capita di trovare: buste e bottiglie di plastica, pacchetti vuoti di sigarette, etc.

Qualsiasi sia il motivo che induce a percorrer la via Francigena il primo aspetto da tener presente è che, la stessa, merita di essere rispettata!

Monica e Pietro: una motivazione spirituale

Per Monica e Pietro, è diverso. Loro percorrono la Via Francigena con uno spirito per molti versi simile a quello che in origine spingeva moltii ad affrontare questo pellegrinaggio.

Un viaggio che, all’epoca, era non solo impegnativo ma anche pericoloso.

Motivo per cui, molti di loro, prima di mettersi in cammino avevano cura di redigere il proprio testamento.

Nel timore di tradirne il pensiero, di seguito, riportiamo testualmente quanto scritto da Monica:

“Il nostro stile di percorrere la Via Francigena è iniziato per una necessità di ricollegarci con la Creazione e attraverso la bellezza di questa maestosa opera di ingegno, per riprendere un dialogo interrotto con il Creatore.

La fede ci ha spinto, e i passi hanno preso il sopravvento diventando preghiera, lenta e costante. La marcia, ricca di aspettative, è diventata attesa di risposte che a volte sono arrivate in fretta, come nel caso della tappa Lucca/Altopascio.

La tappa abbastanza breve e l’asfalto hanno portato i nostri pensieri in alto, verso soluzioni a lungo ricercate, questa è stata una tappa di svolta.

Pur nella sua piattezza e semplicità, è stata per noi fondamentale”.

Da Lucca ad Altopascio: il percorso

Ed ora, invece, il suo racconto del percorso:

lasciamo Lucca alle nostre spalle con le sue chiese, le piazze, il vociare dei turisti, per camminare lungo la via romana, una strada trafficata e pericolosa per il viandante.

Dopo aver allineato passi noiosi e poco ammortizzati, per oltre 5 Km, siamo giunti a Capannori.

Qui abbiamo deciso di visitare il Museo archeologico/etnografico e della civiltà contadina.

Al suo interno, siamo stati accolti con calore dalla responsabile, che ci ha guidato alla scoperta della storia e dei personaggi, tra i quali l’esploratore Carlo Piaggia: un contadino dotato di spirito d’avventura.

Allo stesso modo abbiamo potuto vedere l’edificio ligneo del Frizzone, scoperto durante gli scavi per la costruzione del casello autostradale locale.

Un manufatto risalente al II secolo a.C. e sul cui impiego non si è ancora giunti ad una ipotesi unanimemente condivisa.

Un’ora di visita ben spesa, anche perché questa, da Lucca ad Altopascio, può essere considerata una semplice tappa di trasferimento: breve e poco ricca di bellezze naturali.

Ripartiamo dopo un frugale spuntino di frutta secca, e tisana bollente, scambiandoci considerazioni su quanto abbiamo avuto modo di conoscere.

Parlando ci animiamo, con amorevole reciproca passione, tanto da non avvertire più il disagio derivante dal clima di questa fredda e umida giornata invernale.

Anzi, ci siamo ricaricati di entusiasmo: la visita al museo ci ha dato idee per la nostra “vita da contadini”. 

Passando per Porcari, le emozioni trovano, nel paesaggio, pochi motivi per manifestarsi. Ma non sono del tutto intorpidite.

Fra capannoni, fabbriche e vecchie cartiere che scorrono ai nostri fianchi mentre muoviamo i passi su strada asfaltata, emerge e risalta per la sua bellezza la chiesa di San Giusto.

Sulla Via Francigena Toscana: chiesa di san Giusto a Porcari

In posizione dominante, Raggiungibile attraverso una ripida salita, in virtù della sua posizione, la chiesa di San Giusto di Porcari appare ai pellegrini ben prima che possano raggiungerla.

Di impianto medievale ma ricostruita integralmente nel 1745, coniuga in un piacevole insieme posizione panoramica, piacevolezza delle forme e vivacità cromatica. Il tutto inserito in un universo circostante che, per contrasto, contribuisce a metterne ancor più in risalto la piacevolezza.

Guardandola, ci viene in mente quanto scrive Susanna Tamaro a proposito degli edifici religiosi: anche la fede si fortifica nella bellezza!

Ma è ancora la natura che si dimostra capace di temperare l’agire, talvolta poco assennato, degli esseri umani spesso incapaci di coniugare la giusta esigenza di produrre con quella di non oltraggiare il territorio in cui ciò avviene.

Percorsa all’incirca metà della tappa ci inoltriamo in un bellissimo bosco, dove ci attende peraltro una inaspettata e piacevole sorpresa: la Badia di Pozzeveri.

Un piccolo edificio ancora in fase di ristrutturazione ma che, nella parte retrostante, è già luogo caro ai pellegrini. Infatti, la canonica e gli alloggi, un tempo, occupati da coloro che lavoravano la terra circostante, sono stati recuperati e destinati all’accoglienza sotto il nome di Hostal Badia.

Il nostro arrivo ad Altopascio è salutato da un tramonto emozionante.

Il cielo che ci accoglie è di un color rosa cipria bellissimo ma questa volta la natura, si è sottratta a chi avrebbe voluto imprigionarla in un’immagine, dimostrandosi più forte della tecnologia.

Le batterie scariche dei nostri telefoni ci hanno costretto ad imprimere soltanto nella nostra mente il ricordo di questo tramonto e, a posteriori, non possiamo rammaricarcene.

Ogni tanto riaffiora caricandosi di intime sensazioni che nessuna immagine sarebbe capace di restituire con altrettanta potenza.

Foresteria di Altopascio: luogo ospitale per i pellegrini

Al termine di una tappa paesaggisticamente non esaltante, quasi fosse una ricompensa risarcitoria, troviamo infine accoglienza presso la foresteria di Altopascio.

Un luogo in cui viandanti e pellegrini vengono accolti secondo l’originario spirito degli ospitalieri del Tau.

Qui, questo ordine cavalleresco monacale aveva la istituito la propria sede ed, in periodo medievale, offriva cura e protezione a quanti erano in cammino lungo la via Francigena.

In tal modo avevano acquisito grande apprezzamento e popolarità Ne è testimonianza il fatto che di loro parlano due fra i più autorevoli autori della nostra letteratura: Machiavelli nella Mandragola e Boccaccio nel Decamerone.