I formaggi di PierPaolo

Entri nel negozio di “Naturalmente Lunigiana” e subito, davanti ad un banco in cui, affiancati uno all’altro, fanno bella mostra decine di formaggi vaccini e ovini, tutti rigorosamente prodotti a latte crudo, sei avvolto da un profumo di latte fresco.

Da dietro il banco, lui, PierPaolo Piagneri, l’espressione da profeta sereno, quale in fondo è, accentuata anche dalla sua folta barba, ti guarda, accenna un sorriso spontaneo e, con aria quasi complice, ti chiede:- cosa vuoi assaggiare oggi?.-

Guardandolo ora…stenti a crederlo.

PierPaolo Piagneri, un quarto di secolo fa, era tutt’altra persona. Analista finanziario, rolex al polso, vestiti di ottimo taglio, cravata rigorosamente Marinella, barba e capelli sempre impeccabilmente curati, percorreva decine di migliaia di chilometri a bordo di automobili lussuose per garantire un buon rendimento ai soldi che i suoi danarosi clienti gli affidavano affinché li facesse fruttare. Il che ovviamente garantiva anche a lui un reddito non banale.

Un’estate, nell’ormai lontano 1986, approfittando del periodo feriale durante il quale pochi hanno voglia di dedicarsi agli investimenti, decise di scendere da Milano per far visita ai vecchi nonni che non vedeva da anni e che vivevano a Zeri, in un borgo che contava, al tempo, 6 abitanti, e dal nome un po’ strano: Frandalini.

Dopo poche ore, già voleva ripartire. Troppa calma, troppi silenzi, troppa natura. Non voleva apparire maleducato e resistette.

Mano a mano che i giorni passavano quella vacanza non gli sembrò più confermarlo nel giudizio che troppo avventatamente aveva, dentro di sè, formulato, bocciandola.

Cominciò ad affiancare il nonno nella vita dei campi, nell’accudire gli animali, nel seguirlo in quel processo attraverso il quale, dal latte, si può ricavare quel prodotto che, per lui, oggi, è diventato una vera passione il formaggio.

Novello Siddharta, pochi giorni sono stati sufficenti a determinarne il risveglio.

Messa a confronto con l’esistenza serena di questo suo anziano progenitore la sua vita, guardata ora dalla pace di questo piccolo borgo abbarbicato sull’Appennino Tosco-Emiliano, gli appariva improvvisamente insopportabile.

Riflettendo circa gli anni trascorsi senza essere sfiorato dal pensiero di fare una visita ai suoi anziani nonni si stava rendendo conto di quanto poco tempo fino ad allora, avesse potuto dedicare agli affetti. Un tempo sottratto anche all’emozione di un sole che si accomiatta rosseggiando, dietro i monti circostanti, al piacere di un incontro sottratto al desiderio di vendere qualcosa al proprio interlocutore.

Soprattutto sottratto alla riflessione: a capire chi era e cosa voleva.

Da cosa era riempita al tempo la sua vita? Aperitivi, cene con persone, talvolta poco simpatiche, talaltra perfino volgari. E poi, centinaia di chilometri fra Milano e Lugano, telefonate a getto continuo, stress, decisioni da assumere in una manciata di secondi, quelli che possono fare la differenza fra un buon investimento ed uno cattivo.

Si, è vero, aveva trovato modo di intrecciare anche qualche fugace relazione, alla quale, però, causa impegni, si concedeva sempre con grande parsimonia e perciò…inevitabilmente destinata al fallimento.

In cambio cosa aveva avuto? Soldi! Sì, soldi!

Ma i soldi, ora gli appariva chiaro, non possono essere un fine.

In misura limitata rappresentano un mezzo necessario a garantire, cosa certamente apprezzabile, una vita agiata. Poi, però se non sai fermarti, diventano un’ossessione, una continua e insensata competizione: un veleno.

La mattina in cui avrebbe dovuto ripartire, mentre intingeva una fetta di pane nella tazza di latte appena munto e che aveva poi messo a bollire, guardò negli occhi il nonno che gli stava di fronte e a bruciapelo gli chiese:- nonno, ma tu, sei felice?-

Il nonno, preso alla sprovvista, rispose nel suo dialetto: a’n so sa son felice però a stag ben! (trad. non so se sono felice però sto bene!).-

Era più o meno la risposta che si attendeva di ricevere e che confermava la giustezza della decisione che aveva preso, durante una notte agitata, trascorsa pressoché insonne.

Partì, impiegò un paio di mesi a sistemare ogni pratica, a chiudere ogni posizione con le banche, con le assicurazioni, con le finanziarie e con i clienti.

Dopo di ché, abituato a far le cose con grande diligenza si iscrisse ad un corso tenuto dall’accademia dell’arte casearia.

Conclusolo con successo ed ancora maggiori motivazioni, forte di un conto in banca ancora discretamente corposo, si regalò un anno sabbatico che dedicò ad un viaggio nei luoghi delle eccellenze casearie: in Toscana ma anche nelle Valli bergamasche, in Val Taleggio, in Emilia, a Brà, etc.

Sostava sovente in piccoli centri, prendeva informazioni in merito ai produttori locali di qualità, poi li andava a trovare e, senza quasi mai ricevere rifiuti, chiedeva loro di poterli frequentare per alcuni giorni,

Nel rapporto amichevole che gli riusciva facile instaurare, ciascuno gli regalava scaglie di saperi: quei piccoli accorgimenti frutto di esperienze tramandate e, per lo più, assenti in corsi e libri accademici.

Rientrato, acquisì vari appezzamenti di terreno che, abbandonati da anni, risultavano pressoché privi di valore commerciale, organizzò in maniera imprenditoriale le stalle ed iniziò la sua nuova vita partendo da un pensiero che si era radicato in lui:- anche gli animali danno il meglio di loro stessi se sono oggetto di cure, trattati bene.-

E, coerentemente, ancora oggi le sue bestie trascorrono giornate in piena libertà. Talvolta, come già accaduto, qualcuna se ne prende un po’ troppa e sconfina inoltrandosi sul suolo pubblico.

Poco male, come già accaduto, il tutto si risolve con poche decine di euro di ammenda pagate ad un vigile estremamente zelante- mi dice PierPaolo mentre mi allunga, per farmelo assaggiare, un erborinato strepitoso-.

Se le tenessi rinchiuse- aggiunge- saremmo tutti più infelici: le mucche che vivrebbero male, io che dovrei sbattermi per vendere un prodotto, magari dignitoso, ma poco diverso da molti altri e tu che non potresti avere il piacere di assaporare qualcosa di speciale. E’ la vita. E’ semplice. Basta sapersi ascoltare. O no?

PierPaolo Piagneri con le sue bestie allevate in libertà
PierPaolo Piagneri con le sue bestie allevate in libertà

Ora, però, mi è sorto un dubbio piuttosto complesso, ancor più di un dilemma.

Addirittura un trilemma: non so più se vado spesso da PierPaolo perchè:

A) i suoi formaggi sono veramente eccezionali

B) la conversazione con lui non è mai banale

C) in quel negozio si respira un’aria diversa: serena