Il campanile sul Monte Cucchero

In una cornice naturale affascinate, l’ispirata opera di Fabio Bagatta

Fabio Bagatta e Mauro Zammaironi: gli artefici del campanile sul monte Cucchero
Fabio Bagatta e Mauro Zammaironi: gli artefici del campanile sul monte Cucchero

L’Italia è, da sempre, conosciuta come la terra dei mille campanili. Specialmente nei piccoli borghi rurali, infatti, le popolazioni trovavano un elemento aggregante nella fede religiosa, nelle sue periodiche manifestazioni, nella chiesa in cui se ne celebravano i riti e, conseguentemente, nel campanile le cui campane, a partire dal VI secolo, esercitavano la loro funzione di richiamo.

Peraltro queste ultime, nel tempo, andarono assumendo una ulteriore serie di compiti importanti. Indicavano l’ora, aspetto prezioso in un periodo in cui gli orologi avevano scarsa diffusione, richiamavano gli uomini, affinché intervenissero, qualora fosse scoppiato un incendio, allertavano quanti erano occupati nel lavoro dei campi all’avvicinarsi di un pericolo, sovente rappresentato dal passaggio di eserciti nemici.

Infine, se con il loro suono rallegravano i giorni di festa, le campane, con il loro cupo rintocco davano, però, anche notizia in merito alla dipartita di un membro della comunità.

Un tale intreccio di vissuti, in cui, insieme al sacro, trovavano posto, all’ombra del campanile, anche molti altri aspetti della quotidianità, dava origine ad una cultura identitaria che nello stesso aveva la sua simbolica rappresentazione.

Purtroppo, quello che era elemento di aggregazione interna, contribuiva però anche alla creazione di un mondo chiuso. Ogni borgo si viveva come un microscopico universo più incline a scontrarsi che a collaborare con le altre realtà simili che lo circondavano.

Emblema di questa situazione è il paese di Gravagna, diviso in due contrade, Gravagna Montale e Gravagna S. Rocco, ognuna delle quali dotatasi del proprio campanile e dove, tuttora, nelle discussioni da bar, emergono tracce di una orgogliosa appartenenza all’una o all’altra parte.

E proprio in questo borgo due personaggi non banali, uno abile con le lettere, Mauro Zammaironi e l’altro più disinvolto con lo scalpello, Fabio Bagatta, hanno messo a punto un progetto che contiene un’esplicito ed intelligente messaggio unificante: il campanile della concordia.

Lungo il percorso ufficiale della Via Francigena, in uno dei punti più panoramici dell’intero Appennino Tosco Emiliano, sul crinale del Monte Cucchero, hanno, infatti, eretto un campanile in pietra che domina l’intero territorio circostante e, dal quale, sovente, si leva un suono di campane seguito dalla celebrazione della S.messa, udibile in ogni frazione della vallata.

Il campanile del Monte Cucchero
il campanile del Monte Cucchero

Peraltro, il punto panoramico, scelto con grande cura, ha richiesto non poca fatica per costruire questo manufatto, realizzato attraverso la sovrapposizione di tre pesanti blocchi da arenaria locale.

Ma ne valeva la pena, infatti, da lì, l’occhio può abbracciare una vasta zona di territorio, tanto da consentire la vista dei numerosi campanili circostanti, tutti magistralmente riprodotti, da Bagatta, in immagine scolpita alla base del campanile.

Questi i campanili visibili dal Monte Cucchero.: Cargalla, Cavezzana d’Antena, La Cisa, Gravagna Montale, Gravagna San Rocco, Montelungo, Pracchiola, Succisa e Valdantena.

I campanili visibili dal Monte Cucchero
I campanili visibili dal Monte Cucchero