La Via Francigena nella storia

Via Francigena: un percorso con millenni di vita

Il primo tracciato, identificabile come Via Francigena, realizzato circa un secolo prima della nascita di Cristo, aveva uno scopo prettamente militare.

Tale opera, infatti, necessitava a Giulio Cesare per dar corso alle sue campagne espansionistiche tese ad assoggettare la Gallia e la Britannia.

La Via Francigena: uno dei tracciati sui quali si mossero le truppe di Giulio Cesare
La Via Francigena: uno dei tracciati sui quali si mossero le truppe di Giulio Cesare

Affinché le sue legioni potessero muoversi ed essere approvvigionate con relativa facilità si preoccupò, pertanto, di collegare vari tratti di strade esistenti, utilizzati a livello locale, facendone costruire di nuovi per raccordarli, là, dove necessario.

A partire poi dal V secolo, tale percorso, iniziò ad acquisire anche una valenza di carattere religioso.

Infatti l’episcopato romano autoproclamò Roma sede apostolica.

Un titolo rivendicato in virtù del fatto che presso questa città si trovava la tomba di S.Pietro, primo vescovo di Roma ed anche l’apostolo cui Gesù aveva conferito il ruolo più importante nella fondazione della sua chiesa.

Come tutt’oggi avviene, una motivazione molto terrena quale era quella che sosteneva la decisione dell’episcopato romano: il predominio sulle restanti sedi vescovili (Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme) necessitava di una copertura ideale, di riti e liturgie capaci di conferirle una sorta di sacralità.

Pertanto, da parte del solito episcopato romano, venne imposto ad ogni altro vescovo di compiere, almeno una volta nella vita, un pellegrinaggio a Roma, finalizzato a rendere omaggio alla tomba di San Pietro.

Una pratica che ebbe emuli nel popolo anche se solo con l’avvicinarsi dell’anno 1000 il pellegrinaggio assunse un vero e proprio carattere che, oggi, definiremmo di massa.

E’ opportuno, peraltro, ricordare che, in quel tempo, questa via non era ancora identificata con il nome univoco di Via Francigena.

I singoli tratti che, uniti la componevano, continuavano ad essere indicati con il loro nome originario. Quelli assegnato loro dalle comunità che li avevano realizzati a servizio, per lo più, di un traffico locale.

Via Francigena, via dei Franchi

Via Francigena fu il nome, pressoché unanimemente adottato, solo quando la stessa si rivelò utile alle truppe di Pipino il Breve che la percorse fino a Roma, a capo del suo esercito.

Quest’ultimo era il re di alcune popolazioni occupanti l’odierna Francia e parte della Germania, che venivano identificati sotto il comune nome di Franchi.

Per ben due volte nel 755 e nel 756, questo esercito si mosse lungo questa direttrice, perché chiamato in soccorso dal papa, Stefano II, infastidito dall’arroganza longobarda.

Da allora, su questa strada venne impresso il nome di Via Francigena.

Probabilmente a ciò contribuì anche l’eco della vittoria conseguita dal re franco che, in entrambe le occasioni, sconfisse i longobardi a Pavia e poi si recò a Roma, dove fu accolto calorosamente dal papa.

La Via Francigena: deve il suo nome ai franchi, guidati da Pipino il breve
La Via Francigena: deve il suo nome ai franchi, guidati da Pipino il breve

Non dovette trascorrere molto tempo a far sì che, dall’uso comune, il nome di Via Francigena venisse adottato anche nei documenti ufficiali.

Già nell’876, infatti, esso compare in un atto notarile, tutt’ora conservato a S. Salvatore del Monte Amiata, presso l’archivio dell’abbazia.

Peraltro essendo, allora, una delle principali strade di collegamento fra regioni del nord e la parte centrale dello stivale, la Via Francigena, risultava parecchio trafficata.

Lungo la stessa si muovevano eserciti, mercanti, avventurieri ed anche pellegrini che si recavano a Roma o, in taluni casi, perfino a Brindisi quando decisi ad imbarcarsi verso la terra Santa.

Sigerico, il testimonial della Via Francigena

Il più famoso, fra coloro che percorsero la Via Francigena con motivazione religiosa, fu senz’altro Sigerico, vescovo di Canterbury, che, nel 990, si recò a Roma per ricevere dal papa, Giovanni XV, la stola di lana bianca, simboleggiante l’incarico vescovile che gli era stato conferito.

Nel percorrerla a ritroso, Sigerico, tenne un diario indicante i luoghi in cui si trovò a pernottare ed, in virtù del quale, oggi è stato insignito del ruolo di testimonial della Via Francigena.

In sostanza, però, Sigerico è, appunto, solo un testimonial della Via Francigena. Nulla più.

Così come il caffè Lavazza esisteva prima che a George Clooney fosse affidato il compito di pubblicizzarlo altrettanto la Via Francigena era tale ormai da circa 2 secoli, quando, su di essa, mosse i suoi passi Sigerico.

Sigerico testimonial della Via Francigena
Sigerico testimonial della Via Francigena

La Via Francigena e l’avvento dell’anno 1000

In quel periodo, intorno all’anno mille, peraltro, la Via Francigena risultò essere particolarmente frequentata.

Via Francigena, paure di fine millennio: un impulso al pellegrinaggio

Infatti l’interpretazione di alcuni passi delle Sacre scritture inducevano a credere che trascorsi mille anni dalla morte del Cristo o, in altra versione, in precisa coincidenza con la fine del millennio, ci sarebbe stata la fine del mondo.

Come facilmente comprensibile, in una società profondamente permeata da una religiosità cristiana, in tale circostanza, non furono pochi coloro che, atterriti, intrapresero il cammino al fine di rendere meno pesante la propria posizione in vista del giorno del giudizio.

E fu in tale periodo che, causato della copiosa affluenza, andò accentuandosi un fenomeno peraltro già presente.

Francigena: un solo nome ma diversi percorsi

Quello del moltiplicarsi dei percorsi che, attraverso varianti diverse, affiancavano l’originario cammino.

Infatti, se il tracciato univoco si era rivelato indispensabile per l’organizzazione della logistica militare, non altrettanto lo era per chi si muoveva con finalità pacifiche.

Essa ora andava quindi formandosi come un fascio di vie, una vicina all’altra ma utili a evitare le insidie che, nel mondo medievale, potevano essere molteplici.

Viaggiare nel medio evo infatti comportava rischi non banali.

Per quanto possibile, nell’itinerario si prediligevano tratti in cui erano presenti centri abitati, ancor meglio se dotati di presidio militare, ma l’imprevisto era sempre in agguato.

A quelli di carattere naturale, un pendio franato, un torrente in piena, un branco di lupi affamati, si andava ad aggiungere la sempre incombente minaccia rappresentata dai banditi.

E’ vero che i pellegrini, per lo più, viaggiavano in compagnia e sempre attrezzati con il loro bordone: un bastone con la punta di ferro utilizzabile anche come arma di difesa, ma, quando possibile, la soluzione migliore era quella di cambiare percorso.

Ma la sicurezza non era l’unico aspetto di interesse per pellegrini o cavalieri che si muovevano sulla Via francigena.

Il loro viaggio necessitava anche di servizi: luoghi in cui sostare nella notte, in cui rifocillarsi, nei quali avere la possibilità di curarsi se colpiti da qualche morbo o rimasti vittima di qualche incidente sul cammino.

A tal fine, lungo il percorso, iniziarono a fiorire attività.

Taverne e stazioni di sosta per cavalli, al servizio dei più abbienti, mercanti e uomini d’affari.

Mentre, per i pellegrini, vennero aperti all’ospitalità monasteri, abbazie e altri luoghi di fede, dove, quasi sempre, sia pur per un periodo di tempo limitato, non più di tre giorni, cibo e alloggio venivano offerti gratuitamente.

Di questa specifica missione, per lo più, se ne presero cura alcuni ordini di cavalieri religiosi.

La Via Francigena e i cavalieri del Tau

In Toscana operarono soprattutto i cavalieri del Tau chiamati anche cavalieri di San Giacomo, i cui simboli, talvolta, sono rinvenibili scolpiti nelle pietre dei centri storici.

Via Francigena: il simbolo dei cavalieri del Tau. Una compagnia cavalleresca al servizio dei pellegrini
Via Francigena: il simbolo dei cavalieri del Tau. Una compagnia cavalleresca al servizio dei pellegrini

In questa attività sovente si affiancarono loro anche ordini cavallereschi più bellicosi, quali i templari ed i Cavalieri di San Giovanni, il cui originario impegno era stato quello di difendere il sacro sepolcro, minacciato dagli arabi.

La pratica del pellegrinaggio, in epoca medievale, è stata molto praticata, sia dagli strati popolari che da quelli appartenenti alla nobiltà.

Peraltro, quello che era un fenomeno spontaneo venne mantenuto vivo anche con l’indizione periodica dell’anno santo durante il quale, ai pellegrini che si recavano a Roma, era garantita la remissione dei peccati.

La Via Francigena e il Giubileo

Istituito nel 1300 da papa Bonifacio VIII che fissò in 100 anni la sua periodicità, vide quest’ultima progressivamente ridursi, prima a 50, poi a 33 ed infine a 25 anni.

la Via Francigena un percorso molto frequentato in occasione del giubileo
la Via Francigena un percorso molto frequentato in occasione del giubileo

Agli inizi dell’età moderna, complice la denuncia dei mali della chiesa che era stata alla base della scissione attuata da Martin Lutero, iniziò un lento ma progressivo mutamento nella popolazione che continuava a muoversi sul percorso francigeno.

Andavano infatti incrementandosi coloro che lo percorrevano mossi da ragioni economiche mentre diminuivano i pellegrini motivati esclusivamente dalla fede.

Un cambiamento ben accolto da molti dei piccoli feudatari che avevano tratti di via Francigena facilmente controllabili, all’interno del territorio a loro soggetto.

Infatti, mentre i pellegrini erano spesso dotati di un documento che li esentava da qualsiasi imposizione locale, lo stesso riguardo non era dedicato a chi sulla Via Francigena si muoveva per altri scopi.

Un esempio di tale modo di operare è quello dei Malaspina in Lunigiana.

Gabelle sulla Via Francigena

Gabella di transito sulla Via Francigena
La gabella

Già nel XII secolo, infatti, Obizzo Malaspina, interrogato dall’imperatore Federico Barbarossa, non ebbe difficoltà ad ammettere che, in un territorio poco generoso dal punto di vista agricolo, buona parte dei suoi averi erano frutto di una riscossione gabellare imposta ai mercanti che con i loro muli carichi di merci, attraversavano l’Appennino, valicando il Passo della Cisa.

Nel tempo, la Via Francigena andò perdendo di importanza a causa di due fattori: 1) il progresso tecnologico che applicato al mondo dei trasporti: ferrovie, autostrade, etc, le sottrasse l’originaria valenza 2) la secolarizzazione di una società sempre meno improntata ad un profondo sentimento religioso.

Negli ultimi 2 secoli venne quasi dimenticata fino a che nel 1994 ma… questa è un’altra storia che trovate descritta nella pagina dedicata alla Via Francigena oggi.