Una tappa fra natura e storia

Via Francigena toscana: un cammino storico, immerso nella natura
Via Francigena toscana: un cammino storico, immerso nella natura

Questa prima tappa di Via Francigena toscana racchiude in sè una serie di elementi di grande interesse: aspetti culturali, storici e paesaggistici.

Il percorso, infatti, attraversa l’intera Valdantena, un luogo rimasto a margine dello sviluppo industriale, in quelli che sono stati definiti “gli anni gloriosi”.

Un territorio rimasto quindi incontaminato, complice l’allora scarsità di collegamenti viari ma non di meno per un marcato senso di indipendenza della sua popolazione.

Persone che, in secoli vissuti in una gestione autonoma di tempi e ritmi di lavoro, si sono dimostrate poco inclini ad assoggettarsi alle rigide regole ed ai limitati spazi di iniziativa che caratterizzano le più moderne organizzazioni produttive.

Ancor oggi, attraversando questa valle, è possibile cogliere i segni del permanere di questa caratteristica.

Pressochè ogni famiglia dispone del proprio orto, di un pezzo di bosco dal quale ricavare la legna per l’inverno, sovente di una casa autocostruita.

L’abitante della Valdantena, solo raramente è orientato a svolgere un unica attività sovente è agricoltore, boscaiolo, muratore, allevatore, cacciatore, etc. Un uomo capace di trarsi d’impaccio da ogni situazione.

Questa tipologia di esistenza, con grande beneficio per gli avventori, caratterizza anche le due trattorie che da oltre un secolo, in località Molinello, sono meta di appassionati buongustai.

Tutti i piatti serviti affondano nella tradizione (la crescenta, la barbotta, l’arbadella, i tordei, il cinghiale, il capriolo, le lumache, i funghi, etc.) e sono quasi interamente realizzati utilizzando ingredienti del luogo, spesso raccolti nell’orto dagli stessi ristoratori.

In merito, invece, agli aspetti storici, le tracce sono numerose ed affondano in un passato lontano.

Una ricchezza di testimonianze che appare ovvia considerando che, da qui, passavano le due principali strade medievali in grado di collegare nord e cento Italia: la via Francigena e la Via dei Longobardi.

Poco o nulla, invece, è rimasto del centro termale di Cavezzana D’Antena.

Un luogo le cui acque solforose, scoperte ed apprezzate dal console Emilio Lepido, nel II secolo a.C., inducevano ad una piacevole sosta le truppe romane in movimento sulla strada che collegava la città di Parma a quella di Luni.

Ed anche della medievale torre di avvistamento da cui trae origine il nome del borgo di Previdè (Prae videns= coloro che vedono prima) sono visibili ormai solo alcune parti di muratura, immerse nella vegetazione.

Così invece non è per il ponte medievale di Groppodalosio. Un manufatto che, in virtù del suo fascino, è diventato un’icona della via Francigena, e la cui immagine è pressoché presente in ogni sito o pubblicazione dedicata a questo cammino.

Il ponte, infatti, si presenta in ottimo stato, tale e quale lo hanno visto le centinaia di migliaia di pellegrini che lo hanno attraversato nei numerosi secoli trascorsi dalla sua realizzazione.

N.B. A proposito del ponte di Groppodalosio, una vecchia leggenda narra che le coppie che si immergono nel fiume Magra, posizionandosi sotto la sua arcata, non si separeranno mai. Un consiglio: non fate troppo affidamento sulla leggenda, credo che funzioni solo dove sono presenti attenzione e cura reciproca.

Per quanto riguarda, infine, l’aspetto paesaggistico, in un continuo alternarsi di contesti naturalisticamente attraenti interrotti da piccoli e caratteristici borghi in pietra, assolutamente appaganti risultano i vasti panorami sottostanti dei quali si può godere in prossimità del monte Cucchero e del Passo della Crocetta.

Peraltro, proprio sul Monte Cucchero è installata un’opera in pietra, il campanile della concordia, realizzata da un capace artigiano locale non privo di sensibilità artistica: Fabio Bagatta.

Approfondimenti:

Ponte medievale di Groppodalosio

Ponte della spergiura

La Via delle Maestà

Il campanile sul Monte Cucchero