
Ti racconto la francigena…
Dove i destini escono dai binari sui quali quotidianamente scorrono
Innamorato di questo cammino da 15 anni, svolgo attività ricettiva sulla Via Francigena, nella tappa Passo della Cisa-Previdè. Ne ho studiato la storia, l’ho osservata dal punto di vista sociale. Talvolta, specialmente agli inizi, ho dovuto violentare la mia indole disordinata e misurarmi anche con quello economico, burocratico e commerciale.
In ognuno di questi aspetti ho trovato motivi di interesse, ma quello che veramente mi ha affascinato è sempre stato l’aspetto umano. Qui, all’Eremo, ho vissuto collocato in uno di quei punti in cui i destini delle persone escono dai binari della quotidianità.
Il ritmo del cammino
Molti percorrono la Francigena perché amano la natura, i suoi sentieri, i suoi silenzi. Arrivano, talvolta stanchi ma quasi sempre sorridenti, ricevono le chiavi, fanno la doccia, una sosta in giardino, la cena e poi… a letto. La mattina successiva, dopo colazione, i saluti, quattro chiacchiere, un paio di informazioni sul percorso che li attende, un timbro sulla credenziale e subito ripartono.
Passi che rafforzano destini tracciati o, a volte, ne disegnano di nuovi
Altri, invece, già all’arrivo, trovano tempo e voglia di parlare. C’è chi ha perduto un proprio caro e scorge in ogni elemento di bellezza — sia esso un fiore, una farfalla o un paesaggio incontrato sul cammino — un motivo per ricordarlo.
C’è poi chi cerca amicizie, chi auspica un incontro che possa rappresentare qualcosa di più dal punto di vista sentimentale. Chi poi questo incontro l’ha effettivamente fatto proprio all’Eremo Gioioso.

La Storia di Pietro e Françoise
Penso a Pietro, maitre d’hotel che si era regalato un anno sabbatico, e Françoise, ballerina belga desiderosa semplicemente di visitare Roma. La loro sosta qui è durata più giorni e, senza che avessimo merito alcuno, per anni hanno continuato a gratificarci con i loro messaggi affettuosi. Da un paio d’anni non li sento più. Oggi, talvolta mi capita di pensarli: chissà se l’ardore dei loro baci e la freschezza dei sorrisi che si scambiavano hanno fornito un carburante affettivo in grado di costruire un rapporto che ancora prosegue. Mah?
La Felicità Ho condiviso la gioia di chi aveva superato un esame difficile, di chi era in procinto di diventare genitore, di quanti avevano fatto di questo cammino l’occasione per una rimpatriata fra amici d’infanzia.
Le Perplessità Ho ascoltato chi si era messo in cammino per capire se stesso. E ho vissuto la storia di chi invece si era capito senza essersi piaciuto o, più spesso, evitando di fare i conti fino in fondo con se stesso, aveva attribuito ad altri la causa dei suoi malesseri domestici.
Osservo e imparo o, almeno…cerco di imparare
“Forse per un motivo anagrafico, ma anche per trarre insegnamento, ho sempre prestato particolare attenzione alle coppie attempate. Quelle che hanno ormai assolto il compito genitoriale. Ritrovano sintonie difficili da vivere nella quotidianità. Rimango affascinato dalla reciproca cura che testimoniano l’un l’altro, dagli sguardi carichi di una complicità che poggia sui molti momenti comuni del loro vissuto.”

Questo, per me, è il lato più affascinante della Francigena. Li osservo, gioisco e imparo… o almeno così credo.
Aspettate che chiedo: “Marzia, imparo?” Un silenzio accompagnato da un sorriso complice mi induce a tradurre con un: “Sì, ma hai ancora ampi margini di miglioramento”.
Vabbè, continuo ad osservare, e riflettere!